mercoledì 8 settembre 2021

Italvolley scatenata all’Europeo: Slovenia k.o. È la quarta vittoria di fila

 


Italia – Slovenia: 3-0 (27-25, 25-20, 25-23)

Gli azzurri superano i vicecampioni in carica e sono già certi del primo posto nel girone

 

Quarta vittoria consecutiva per la giovane squadra di De Giorgi che è già certa del primo posto nel girone grazie a un successo contro la forte Slovenia.

Un muro di Galassi consegna agli azzurri molto più della vittoria. Ma una nuova prospettiva in questo Europeo.

L’Italia inizia in sofferenza contro la squadra di Alberto Giuliani. Va sotto anche di quattro punti nel primo set contro i vicecampioni d’Europa in carica (due anni fa argento a Parigi alle spalle della Serbia), trascinati da Stern e Urnaut.

Ma l’Italia recupera un punto alla volta restando sempre agganciata agli avversari, appoggiata sul gioco dei suoi schiacciatori Lavia e Michieletto.

Sul finire del primo set Romanò prende il posto di Pinali e l’Italia, grazie a un’invasione della Slovenia (su attacco di Michieletto) vince il primo set in volata.

Avvio super dell’Italia nel secondo che, grazie alle battute di Michieletto, si porta sul 6-1 in suo favore che però poco dopo si trasforma in un terribile 8-9 per la Slovenia con Urnaut e Cebulj sugli scudi (tutti gli sloveni hanno un passato nel nostro campionato).

Il cambiamento in regia di Giuliani ha prodotto qualche effetto, ma l’Italia non si demoralizza e ricucito lo strappo si porta di nuovo in vantaggio (16-14). Il set corre sul filo, però gli azzurri hanno qualcosa in più e nel momento topico strappano il 2-0; un risultato che già a questo punto potrebbe bastare all’Italia.

Terzo set ancora punto a punto con l’Italia che gioca ancora con Romanò in campo (mai una stagione in A-1 per lui), mentre Giuliani mette in campo Mozic, la giovane stella slovena che giocherà a Verona nella prossima stagione.

L’Italia spreca un break (anche perché la Slovenia tira la battuta a tutto fuoco), ma torna in vantaggio e si va a prendere il set e la partita che dà una svolta al torneo; domani sera alle 19 gli azzurri per l’ultima partita del girone contro i padroni di casa della Repubblica Ceca, ma già potendo pensare agli ottavi di finale, dove gli azzurri troveranno la quarta del girone D (una fra Slovacchia, Slovenia ed Estonia).


(Fonte La Gazzetta dello sport)


lunedì 6 settembre 2021

Europeo, l’Italia non si ferma più: battuta la Bulgaria 3-1. By Filippo Vagli

 


Italia-Bulgaria 3-1

(25-19, 25-18, 17-25, 25-12)

L’Italia di Fefè De Giorgi, trascinata dal nuovo capitano Simone Giannelli prosegue la sua striscia vittoriosa e ad Ostrava, inanella la terza vittoria consecutiva all’Euro Volley 2021.  

La prima “vera” vittoria, contro una buona squadra quale la Bulgaria di Silvano Prandi, dal momento che le due vittorie precedenti, quelle con Bielorussia e Montenegro erano state poco più che una passeggiata di salute.

Gli uomini di Fefè De Giorgi scendono in campo concentrati e decisi a sbarazzarsi anche di questa Bulgaria e lo fanno con una prestazione concreta, intensa, pulita, togliendo ossigeno agli attaccanti bulgari fin dalle prime battute di gioco con una grande prova nei fondamentali di muro e difesa.

Giannelli è sontuoso in cabina di regia, alternando il gioco al centro (Anzani e Galassi praticamente infermabili) a quello sulle bande, con Michieletto e Lavia in giornata di grazie.

I primi due set filano lisci come l’olio e l’Italia li mette in cassaforte lasciano i Bulgari sempre sotto i venti punti.  

Nel terzo set la squadra del Professor Prandi ha un sussulto d’orgoglio, gli azzurri mollano un po’ determinazione e concentrazione e nemmeno il cambio della diagonale palleggiatore – opposto tentata dal nostro CT (entrano in campo Romanò-Sbertoli al posto di Pinali-Giannelli) sortisce risultati e la Bulgaria accorcia le distanze.

Nel quarto set Michieletto e compagni entrano in campo nuovamente determinati e aggressivi come nei primi due parziali. L’inerzia del set torna dalla parte azzurra e l’Italia chiude set e partita con un 15 -12 che non lascia dubbi sulla differenza di valori fra le due squadre.

Italia prima in classifica nel girone aspettando la Slovenia di Alberto Giuliani, squadra vicecampione d’Europa uscente ed avversario quindi da prendere letteralmente con le pinze.


domenica 5 settembre 2021

EuroVolley 2021: seconda vittoria dell’Italia. Battuto il modesto Montenegro. By Filippo Vagli

 


ITALIA-MONTENEGRO 3-0 (25-19, 25-20, 26-24)

Seconda vittoria per l’Italia maschile all’Europeo appena iniziato.

Tutto secondo pronostico contro il modesto Montenegro per gli azzurri di Fefè De Giorgi che possono brindare ad un successo ottenuto senza troppi sforzi.

Unica nota dolente la poca continuità offerta dal duo Pinali e Michieletto che nello sviluppo della gara hanno funzionato un po’ a corrente alternata nel fondamentale dell’attacco, e alcuni preoccupanti black out affiorati sia nel secondo che nel terzo set, parziale quest’ultimo in cui gli azzurri si sono ritrovati sotto di tre punti sul 19-22 prima di recuperare e chiudere set ed incontro ai vantaggi.

Una serie di passaggi a vuoto che la nostra squadra nazionale non potrà più permettersi già dalla gara di questo pomeriggio quando Giannelli e compagni torneranno in campo per affrontare la pericolosissima Bulgaria di Silvano Prandi.

Una squadra quest’ultima di tutt’altra pasta rispetto a Bielorussia e Montenegro, ancora punteggio pieno in questo europeo, con due vittorie all’attivo tra cui l’ottimo 3-2 inflitto alla Repubblica Ceca con 31 punti di Atanasov e 17 ciascuno per Sokolov e Skrimov.


martedì 13 luglio 2021

MASTERCLASS: LA RICEZIONE

 


Trascrizione della MasterClass “LA RICEZIONE” tratta dalle interviste rilasciate agli amici di COACH FACTOR Francois Salvagni e Ciro Zoratti da tre grandissimi allenatori italiani di pallavolo. 

In rigoroso ordine alfabetico:

-         ANSASTASI ANDREA

-          BOSETTI GIUSEPPE

-          CAPRARA GIANNI


 Buona lettura

ANDREA ANASTASI

 

Prima: il momento in cui la palla è ferma

Premetto che il tutto dipende sempre dal tipo di servizio che andiamo a fronteggiare. Possiamo avere di fronte a noi un servizio in salto spin, un servizio ibrido o un servizio salto float. Nell’alto livello maschile il problema della ricezione sulla battuta in salto potente è un aspetto molto complicato; la qualità della ricezione su questo tipo di servizio è molto bassa. Ormai tutti i giocatori di alto livello sono in grado di variare i diversi tipi di servizio e quindi una delle prerogative della pallavolo moderna è la statistica e quindi lo studio del servizio avversaria in modo da mettersi sempre nella condizione di sapere in anticipo chi c’è davanti a noi. Io nell’ultimo periodo ho rispolverato il bilanciamento della ricezione con spostamento dell’asse di ricezione a seconda che la battuta venga da posto uno o da posto cinque. Con la battuta da 1 preferisco che il ricettore di posto 1 sia avanti rispetto al ricettore di posto 6 e di posto 5. Questo perché spesso molti battitori da 1 tagliano la battuta mettendo in grave difficoltà il ricettore di 1. Questo dà ottimi risultati soprattutto quando hai dei giocatori che non sono molto abili nel riconoscere il tipo di servizio avversario. Se hai grandi ricettori, giocatori che tatticamente riescono a capire le situazioni, non hai bisogno di spiegargli tutti i dettagli. Quando hai invece a che fare con atleti giovani, inesperti è utile ricorrere anche a questi escamotage. Stessa cosa con il servizio da posto 5: preferisco avere uno sbilanciamento del baricentro dell’asse di ricezione con il ricettore di posto 5 più avanzato rispetto ai ricettori di 6 e 1. Poi tutto dipende anche dai ricettori che hai: ci sono ricettori che prediligono la ricezione in palleggio, e mi sono reso conto che è difficile farli migliorare a ricevere in bagher ed in questo caso è preferibile portare i giocatori (quando c’è una battuta float importante) sui 4 – 5 metri, soprattutto se si tratta di giocatori molto alti. Riguardo ai dati statistici sulla ricezione in palleggio variano molto da giocatore a giocatore. Inoltre, quando metti in campo una squadra con primo ricettore e secondo ricettore, il primo ricettore riceve due volte in posto sei e deve ricevere dietro al secondo ricettore come posizione di partenza. Questo significa che se come primo ricettore metti uno che predilige la ricezione in palleggio, questo può creare molti problemi; è quindi sempre preferibile utilizzare i ricettori che prediligono ricevere in palleggio schierandoli in S2 e quindi lontani dal palleggiatore. Questo perché quando c’è da effettuare una ricezione in palleggio, loro 4 volte su 6 si mettono sui 4 metri, tolgono tutto l’angolo di posto 5 dalla ricezione a svantaggio del primo ricettore che deve essere comunque abile con la ricezione in bagher. Questo è un dato di fatto che dobbiamo valutare quando schieriamo la squadra in campo. Ecco perché nella stragrande maggioranza dei casi gli S1 (ricettore vicino al palleggiatore) sono sempre dei giocatori molto abili in ricezione. Non è tanto un qualcosa collegato alla P1, o ad altre cosa ancora, quanto un problema di ricezione che è contingente. Purtroppo, ormai, molti giocatori si stanno specializzando nell’attacco e meno nella ricezione, e questo sta creando dei problemi perché facciamo fatica a trovare grandi ricettori. Forse non siamo più neanche tanto bravi nell’insegnare a ricevere, perché se penso alla Francia e a quanti giocatori la nazionale francese abbia in grado di ricevere bene, e poi penso a tutte le altre nazionali, qualche dubbio mi sorge. E quindi, prima del pronti e via, ci sono tante valutazioni che dobbiamo fare e che sono legate alla parte tattica e alla parte tecnica. Nella pallavolo maschile, già se arrivassimo ad avere il 50% di ricezioni perfette sarebbe un qualcosa di straordinario. L’ultima finale scudetto è stata la finale delle ricezioni esclamative; i grandi palleggiatori che erano in campo hanno dovuto fondamentalmente gestire ricezioni esclamative o negative. È un dato di fatto. E quindi devi poi avere grandi attaccanti laterali per risolvere questo genere di palle. Un altro grosso problema nasce quando ci sono delle battute ibride, e oggi vi sono molti giocatori che utilizzano l’ibrido  

In questa fase il libero ha delle indicazioni specifiche o il lavoro tattico è distribuito equamente su tutti e tre i ricettori?

Nelle mie squadre io pretendo che il libero sia il responsabile della parte tattica e strategica della ricezione. Carl Mc Gown, il guru della pallavolo americana, tanti anni fa mi spiegò che loro commissionarono ad un’azienda che si occupava di statistica uno studio: analizzando 100 partite di alto livello, le migliori 100 partite del mondo, si voleva arrivare a conoscere quali sono i fondamentali che spostano il gioco. Il risultato fu che i due fondamentali che spostano gli equilibri del gioco sono battuta e ricezione. Il libero è quindi il responsabile della parte tattica di questo aspetto (ricezione) così determinante del gioco. Deve conoscere tutte le varianti del servizio dei giocatori della squadra avversaria. E quindi deve richiamare ad esempio l’attenzione del centrale sulla battuta corta nel caso di battitori che utilizzano questo tipo di battuta (nelle mie squadre i centrali ricevono la battuta corta perché se quando batte Leon devi stare sugli 8 metri, non puoi prendere anche una buona battuta corta). Poi certo, anche gli schiacciatori sono molto preparati riguardo la ricezione, perché studiamo molto le battute avversarie.

Durante: ci sono concetti universali o ogni giocatore è libero di organizzarsi come meglio crede?

Nel maschile la violenza della battuta non ti permette grandi movimenti, se non un’apertura laterale a destra o sinistra e cercare di contenere avendo buone abilità con il bagher. La preparazione è quindi frontale alla palla e possiamo insegnare ai ragazzi solo a coprire lateralmente con apertura a destra o sinistra. Zone di conflitto: dobbiamo dare ai ragazzi delle competenze molto chiare e un altrettanto chiarezza riguardo all’errore. Prendere un ace in mezzo ai due ricettori è un errore grave. Prendere ace con la palla che cade sulla linea laterale non è un errore. E quindi cerco di far portare molta attenzione sulla palla dentro il campo e dentro le zone di competenza, mentre sulla palla esterna voglio una difesa; su questo tipo di palla non gli parlo più di ricezione. Quando la palla cade tra due giocatori mi arrabbio, ma sulla palla che cade sulla linea facciamo difesa, non mi interessa che sia una ricezione. Sulla palla addosso faccio ricezione, sulla palla che va sulla linea faccio difesa, perché non ho tempo per fare nient’altro. Questa è già una distinzione che serve ai giocatori per abbassare la responsabilità e per avere un focus attentivo molto marcato nei confronti di certi aspetti di questo fondamentale.

Battuta salto float che arriva da 5: che indicazioni dai?

Ormai ci sono battitori talmente bravi che su questi tipi di servizio superano i 70Km/ora; queste sono battute che spesso producono efficienze superiori a quelle della battuta in salto con un numero di ace e di ricezioni negative elevatissime. E questo ci porta a dover studiare molto attentamente a come poter contrastare questo tipo di battute e a come posizionarsi. Anche in questo caso secondo il mio punto di vista ci deve essere una variazione dell’asse di ricezione in maniera marcata a seconda che la battuta arrivi da 5 o da 1. Fermo restando che dipende sempre da che tipo di ricettore hai.

Relativamente alla battuta: ti capita di chiedere al tuo battitore di fare la sua migliore battuta anche se è nella zona in cui si trova il miglior ricettore avversario?

Si. Io di solito ai battitori in salto spin faccio tirare la loro miglior battuta. Solo con alcuni giocatori vado a fare richieste specifiche relativamente su chi indirizzare la battuta. Sulla salto float è un po’ diverso perché i buoni battitori riescono a direzionarla con discreta facilità sui ricettori avversari meno abili e quindi in questi casi si può dare un’indicazione su chi battere. Però, in linea di massima, mi piace che loro vadano in battuta e pensino solo ad imprimere velocità alla palla.

Ormai tutti giocano con quattro punti rete e quindi anche chi deve ricevere deve poi prepararsi per effettuare un attacco da prima o da seconda linea. Dai indicazioni specifiche per il posto quattro che riceve ed attacca così come per chi deve attaccare la pipe?

Molte squadre per fronteggiare squadre con giocatori molto bravi ad attaccare la pipe usano molto la battuta corta per fare avanzare il ricettore di sei in modo che poi non possa più attaccare la pipe. Per quanto riguarda il posto 4, i giocatori che ricevono in palleggio partono dai 4 metri e quindi non hanno molto spazio per far rincorse d’attacco particolari, ed infatti quando noi alleniamo la ricezione alleniamo insieme la ricezione con l’attacco in modo da allenare sempre il collegamento con l’attacco dopo aver ricevuto. È importante lavorare quotidianamente in allenamento con esercizi di battuta – ricezione – attacco. Iniziando sempre dalla battuta reale per poi lavorare su ricezione – attacco sviluppando quindi anche la parte relativa alla rincorsa che rimane una cosa importante. Con la qualità delle battute di oggi è importante riuscire a sviluppare con efficacia delle rincorse d’attacco con soli due passi perché non possiamo più pretendere di avere rincorse allargate e allungate come nella pallavolo di un tempo quando c’erano battute diverse. Dipende poi molto anche dal tipo di ricettori: ci sono ricettori che preferiscono ricevere con le dita, e quindi stando sui 4 metri devono imparare a sviluppare rincorse fatte di sinistro, destro – sinistro. Non hanno tempo di fare nient’altro. Diverso è per il primo ricettore, che ricevendo molto bene con il bagher si posiziona più indietro in ricezione e quindi ha il tempo di sviluppare tutta la rincorsa che predilige senza problemi. I brasiliani, ad esempio, studiano l’efficacia dell’attacco in relazione alla ricezione. Guardano se battendo su un ricettore che poi dovrà attaccare, questo sortisce risultati diversi nelle sue percentuali di attacco rispetto a quando non riceve. Questo perché molto spesso ci sono giocatori che hanno qualità d’attacco molto diverse a seconda se prima dell’attacco hanno o meno ricevuto. Riguardo i passi della rincorsa, soprattutto dopo la ricezione, lascio piuttosto liberi i miei giocatori. Spesso dopo ricezione l’unica cosa che posso fare è aprire con il sinistro, poi fare destro – sinistro e saltare. Quello su cui possiamo influire è invece sul chiedere al ricettore di ricevere la palla molto alta perché se la palla viene passata bassa all’alzatore poi non c’è il tempo per il centrale di sviluppare una buona rincorsa anticipata. E quindi lavoriamo molto, anche con lavori analitici di ricezione, per abituarli a ricevere la palla bella alta, soprattutto per chi riceve in palleggio, in modo tale che anche per loro sia poi più agevole il riuscire a sviluppare una buona rincorsa d’attacco. Altra cosa interessante su cui stiamo lavorando è quella di proporre alzate con traiettorie non troppo lunghe in posto 4 per poter sviluppare una rincorsa dentro il campo, anche 1 metro dentro il campo. E sto vedendo che molti attaccanti stanno beneficiano non poco di questo tipo di alzate, soprattutto per ricettori non di primo livello, che lavorano molto con la ricezione in palleggio e che quindi poi hanno poco tempo per sviluppare rincorse da fuori campo.

Esercizi per la ricezione: come lavori la ricezione in palleggio? Fai lavori analitici sul bagher?

La prima considerazione da fare riguarda l’importanza del numero dei contatti con la palla in ricezione. Nel tennis i più grandi tennisti fanno un numero elevatissimo di contatti con la pallina; ripetono, ripetono, ripetono situazioni. Altra cosa è fare numeri di contatti alti ricreando situazioni più vicine possibili al gioco; ecco perché per la ricezione sulla battuta float io utilizzo molto le battute dai tavoli un po’ dentro il campo, per studiare traiettorie che arrivano da altezze differenti. La ricezione analitica della battuta in salto la facciamo con la macchina spara palloni (che sarebbe la cosa migliore) oppure se non si dispone della macchina andando sui tavoli per creare situazioni analitiche simili al gioco con elevati numeri di ripetizioni. Esercitazioni che puoi fare alla mattina, ad inizio allenamento e a fine allenamento. Per la ricezione in palleggio della float mi piace fare esercizi analitici per sviluppare la sensibilità nelle dita e quindi anche dei lavori con le palle mediche per rinforzare la forza nelle dita e questo lo puoi fare anche quando fai sala pesi. Così come fare esercizi con battute float sui tavoli posti sui 5 metri in modo da stimolare al massimo le capacità di ricezione con poco tempo di reazione. Quando lavoro per la ricezione in analitico mi piace anche usare i numeri; esempio su 5 ripetizioni cercare di avere 3 palle positive. Dare quindi degli obiettivi da raggiungere. Utilizzando anche la lavagna magari si organizzano serie di dieci ricezioni e i ragazzi scrivendo sulla lavagna i loro risultati si “scoutizzano” da soli. Questo li mette davanti alla statistica; mettevamo infatti poi tutti i numeri su un file che veniva esposto per far valutare ad ognuno di loro come era andato l’ultimo allenamento svolto. Utile sia per vedere le cose che non vanno che per vedere i miglioramenti. Rimane poi tutto l’aspetto legato al gioco, che è molto importante. E quindi ricreare situazioni con battuta – ricezione – attacco; lo si può fare sia in fase di riscaldamento, sia con muro che senza muro, con difesa e senza difesa, ecc… Questa è una cosa che spesso faccio all’inizio dell’allenamento come fase di riscaldamento con ricettore e libero, in modo che il libero incomincia a toccare la palla in ricezione e il ricettore attaccante fa 2-3 azioni poi ruota ed entra un altro. Altra cosa che cerco di fare è creare giornalmente esercizi che partono dalla battuta e dalla ricezione, almeno come prima palla. Poi magari possiamo mettere una seconda, una terza palla nel campo avversario con le quali sviluppiamo quello che ci serve (palla alta, free ball, ecc..). Partire sempre dalla ricezione è importante perché ricrea lo stress che poi ritroverai in partita.

Nel femminile soprattutto, non andando quasi mai per terra la prima palla, l’esercizio di cambio palla si trasforma immediatamente in un esercizio di fase break e quindi si sta consigliando di spostare un po’ l’asticella sull’allenamento della rigiocata. Cosa ne pensi?

Ancora oggi, i due fondamentali che spostano di più nella pallavolo maschile, sono battuta e ricezione, e quindi vanno allenati molto. La ricezione specialmente, sta diventando un problema per tante squadre; trovare grandi ricettori è molto difficile. Grandi attaccanti si trovano ma i grandi ricettori scarseggiano. E quindi dobbiamo lavorarci molto sulla ricezione e quindi sulla fase cambio palla.

Qualcuno dice che se un giocatore lavora tanto in ricezione, poi fa fatica a tenere tutta la stagione soprattutto se gioca in squadra con il doppio impegno settimanale. Cosa ne pensi?  

Non credo. Oggi i sistemi di allenamento sono cambiati. Il tempo che passiamo in palestra giocando ogni tre giorni è cambiato, si è notevolmente ridotto. E quindi credo non sia così, anzi, il ricezione è veramente complicato far migliorare un giocatore se non lo alleni tanto. Io, infatti, per far migliorare i ricettori uso anche altri sistemi di allenamento come, ad esempio, l’utilizzo di sessioni video con analisi tecnica del gesto, proprio perché tante ora in palestra non sempre si riescono a fare.

Se un tuo giocatore durante una partita è in grave difficoltà in ricezione, come intervieni? Con un time out motivazionale, oppure riporti tutto alla tecnica analitica per ridare certezze al tuo giocatore?

Durante la partita non credo ci siano possibilità di dare aiuti dal punto di vista tecnico. Spesso in questi casi ricorro allo scarico del ricettore in difficoltà, togliendolo dalla linea di ricezione e passando alla ricezione a due per qualche rotazione (magari lo lasciano solo a ricevere la palla corta che gli cadeva davanti ai piedi). Questo mi consente di sgravarlo un pochino a livello psicologico. Dal punto di vista tecnico l’unica cosa che si può fare è dagli qualche feedback attraverso qualche parola chiave che gli consente di fare un po’ di pulizia mentale e di resettare.

Ai tuoi giocatori dai un modello di riferimento in ricezione o lavori solo con video che riguardano i suoi difetti da correggere?

Do dei modelli di riferimenti ai miei giocatori, studiando i grandi ricettori. Riguardo alla ricezione della float io sono un grande fautore della ricezione laterale a destra e a sinistra; non voglio mai la palla sulla pancia ma voglio che ci sia il piede destro arretrato se ricevo a destra o il piede sinistro arretrato se ricevo a sinistra, avendo sempre una posizione di grande equilibrio quando impatto la palla. E questo lo facciamo anche studiando e guardando i migliori. Anche i migliori ricettori al mondo hanno comunque bisogno di ripetere tanto, così come i migliori palleggiatori riguardo al palleggio. Magari i migliori ricettori e palleggiatori del mondo hanno meno bisogno di confrontarsi con altri modelli, ma hanno comunque bisogno di ripetere molto in ricezione ed in palleggio.


GIUSEPPE BOSETTI

Bagher frontale e bagher laterale: in cosa si differenziano le due tecniche?

Cominciando da un’età di 11-12 anni l’impostazione delle tecniche fondamentali del bagher di ricezione devono essere ben curate. Si deve partire da una fase preparatoria con un’impostazione d’attesa corretta, seguita da un’impostazione di attivazione per la ricezione con i vari spostamenti da effettuare. Quindi io curerei particolarmente come punto primario nella fase di impostazione che queste situazioni siano il più corretto possibile. Durante la fase di attesa devo assumere una posizione che sia comoda e nella quale sia pronta a muovermi. C’è una piccola inclinazione del busto in avanti, una leggera flessione delle ginocchia e una preparazione del piano di rimbalzo anteriore con le braccia rivolte verso l’obiettivo e il pollice aperto verso l’esterno in modo da facilitare poi l’esecuzione della presa. Nell’età 10-11 anni quello che va curato particolarmente è la presa, affinché sia il più corretta e funzionale possibile. Parlando principalmente della pallavolo femminile non mi piace che ci siano delle prese “particolari” ma la presa deve essere uniforme, sempre la stessa, dal momento che nel femminile abbiamo una facilità che deriva dalla conformazione di valgismo dei gomiti per cui l’avvicinamento del piano di rimbalzo non prescinde dalla presa. La presa va insegnata correttamente fin dall’inizio perché è un elemento difficile da cambiare poi in futuro. Deve essere una presa che dia una simmetria perfetta del piano di rimbalzo già in partenza, anche se ci saranno delle differenze fisiologiche – antropometriche dei giocatori riguardo l’estensione delle braccia. Il momento di attivazione invece, arriva quando l’avversario si lancia la palla per battere. Preferisco avvenga attraverso un movimento dinamico della caviglia per facilitare poi lo spostamento; quindi un piccolo adattamento dei piedi, tipo balzelli molto veloci e non staccati dal pavimento, che mi permettano di attivare il corpo per poi posizionarlo nella direzione consona di ricezione della battuta avversaria. Nel momento dell’attivazione preferisco che ci sia un abbassamento del centro di gravità dovuto a una flessione del ginocchio; devo arrivare a tenere una posizione che sia il più forte e il più stabile possibile per poi andare in direzione della palla. Una volta individuata la direzione e la traiettoria della palla preferisco, nei limiti del possibile, di mantenere una posizione frontale perché didatticamente non mi piace iniziare con lavori di ricezione in bagher laterale dal momento che sono molto difficili da gestire nella fase 11-14 anni e soprattutto nella fase 11-12 anni. Per cui, l’arrivare dietro la palla, visto che non si usa la battuta dall’alto, è una cosa facilitata. E quindi questa diventa la mia richiesta principale: arrivare frontale alla palla. Ovviamente se ne ho la possibilità e quindi a 13 anni cambiano un po’ le cose, dal momento che si entra in una categoria in cui si deve affrontare la battuta dall’alto per cui la situazione di utilizzo del piano di rimbalzo a 13 anni deve essere un po’ più varia rispetto a quello che avveniva con la battuta dal basso. E quindi quando ciò avviene dobbiamo anticipare la formazione della ricezione con bagher laterale. Una battuta tesa con la rete 2,15 crea infatti delle grosse difficoltà a lavorare solo con il bagher frontale di ricezione.

Quali sono i rischi a cui si va incontro con la ricezione frontale e quelli con una ricezione laterale?

I rischi in entrambi i casi sono sempre quelli di andare incontro all’errore. E quindi bisogna creare una condizione tecnica, attraverso una ripetizione elevata del gesto tecnico, affinché queste situazioni vengano gestite con il numero di errori che io considero fisiologico. Teniamo conto che a livello giovanile l’incidenza dell’errore in ricezione è molto elevata per il motivo che quasi sempre la battuta, visto l’altezza della rete, ha un’influenza troppo grande sula ricezione. Bisogna quindi anticipare bene l’insegnamento di queste tecniche per poter giocare senza commettere troppi errori. E quindi verso 11-12-13 anni dobbiamo lavorare con un volume molto elevato di battuta e ricezione affinché si possa ridurre il più possibile questo handicap esistente sia sulla ricezione frontale che su quella laterale rispetto alla battuta.

Concetto dell’indipendenza delle braccia rispetto agli arti inferiori: oggi si tende a dare meno importanza allo spostamento e una maggior priorità a quello che è il piano di rimbalzo. Cosa ne pensa?

Io credo che questa idea non sia molto applicabile nel giovanile. Preferisco che nel giovanile la prima richiesta si quella di arrivare bene dietro la palla in frontalità. Poi, se devo aprirmi lateralmente o a destra o a sinistra, devo saper gestire queste situazioni e quindi certamente le facciamo e le proviamo. Però, la cosa sulla quale maggiormente insistiamo è l’utilizzo delle gambe per arrivare bene dietro alla palla e non solamente la formazione di un piano di rimbalzo anticipata e una rotazione delle braccia in rapporto a dove si trova la palla. Su questo insistiamo molto affinché le ragazze si rendano conto che la ricezione non è una cosa che va fatta da fermo ma è una cosa che si può fare anche movendosi. Soprattutto nella femminile dove ci sono delle battute con una velocità nettamente inferiore a quella della maschile e che quindi consenta di portarsi dietro alla palla quando si riceve. Nel maschile, soprattutto nella salto spin, la palla è talmente veloce che bisogna valutare altre soluzioni, dal momento che spesso anche effettuare soltanto un singolo passo diventa molto difficile. E quindi in quel contesto essere in grado anche di lavorare con solo il piano di rimbalzo è una necessità, mentre nel femminile, e ancor di più nel giovanile, penso che ancora questa difficoltà non ci sia visto che la battuta a 11-12 anni non può essere di una velocità così elevata.

Ricezione in palleggio: va insegnata subito? Più avanti? E’ solo un rimedio estremo? Cosa ne pensa?

Nella pallavolo giovanile femminile non la vedo come una cosa particolarmente fattibile perché le mani e le braccia sono ancora deboli, soprattutto nelle longilinee e la tenuta dei palloni diventa difficoltosa su una battuta flot o su una salto float. Quindi la lascio come una ricerca più individuale di questo gesto; qualche giocatrice lo fa più naturalmente perché magari ha una particolare predisposizione fisica per fare questo. In questo caso la lascio fare; se non ha questa predisposizione naturale, cerco di favorire l’intervento in bagher anziché l’intervento a mani alte. Anzi spesso freno questo tipo di intervento, soprattutto in quelle giocatrici che da un punto di vista fisico non sono in grado di supportare questo tipo di intervento. E su una ragazzina di 13 anni longilinea di 1,80 – 1,85, diventa difficile riuscire ad essere qualitativa nell’intervento.

Può essere opportuno dare indicazione alle nostre giocatrici relativamente alla tecnica di ricezione da adottare in base alla tipologia di battuta dell’avversario?

Bisogna intervenire a seconda della necessità degli interventi; non si può predisporre prima che cosa fare. Bisogna valutare, e in base alla valutazione della traiettoria si ha il tipo di intervento che bisogna fare. Bisogna intervenire in relazione all’effettiva traiettoria e non decidendo l’intervento a priori a seconda che l’avversario si appresti ad effettuare una battuta salto spin, salto float, piedi a terra, ecc…

Allenamento della ricezione: è utile allenarla anche a livello individuale oppure allenarla sempre nel sistema di ricezione e quindi con la gestione delle zone di competenza e di conflitto?

In linea generale faccio al lunedì al giovedì l’allenamento individuale in ricezione. I giorni vicini alla partita, e quindi venerdì, sabato se gioco alla domenica (a volte anche il giovedì) o giovedì e venerdì se gioco il sabato, faccio il collegamento inserendo la ricezione nel sistema. Il collegamento cerco però di ridurlo su due zone, non su tre, affinché abbiano il maggior numero di contatti sulla palla possibili. Lontano dal match faccio ricezione individuale perché voglio che contattino il più possibile la palla da sole. E questo intervento individuale lo faccio per un tempo prolungato e non per poco tempo. Inoltre, tendo a farlo all’inizio dell’allenamento; subito dopo la fase di riscaldamento (che è molto breve) faccio la ricezione. Questo perché quando le ragazze vanno a scuola la giornata è già molto carica da un punto di vista attentivo e la ricezione richiede molta attenzione. Questo è il motivo perché la faccio subito, affinché non siano troppo stanche e siano ancora in grado di dare delle risposte attentive adeguate. Se ci alleniamo in giorni in cui non vanno a scuola (sabato o domenica) provo a farla alla fine dell’allenamento, dopo un sovraccarico abbastanza elevato da un punto di vista della fatica fisica perché poi durante la partita devono prepararsi a ricevere anche alla fine della gara stessa quando la stanchezza si fa sentire.

E’ utile svolgere allenamento di battuta e ricezione prima della gara?

 Si, è utile. La ricezione è un gesto che va ripreso il più possibile, soprattutto con i ricevitori attaccanti ma senza escludere gli opposti perché a livello giovanile in determinati momenti possono essere inseriti nella linea di ricezione

Ruolo del libero: come va interpretato a livello giovanile?

I liberi dobbiamo formarli con quelle che sono le richieste attuali e quindi il libero deve essere un atleta capace oltre che di padroneggiare le tecniche di seconda linea che abbia anche la capacità comunicativa di gestire la seconda linea, ad esempio della gestione delle zone di conflitto. E quindi deve fare un grande lavoro specifico, a parte, per tutti gli aspetti della ricezione quando gli altri atleti sono impegnati a fare altro. Un po’ come il portiere nel calcio che ha il suo allenatore durante l’allenamento perché ha bisogno di una cura particolare in relazione a quello che è il suo ruolo specifico. Il libero deve imparare ad andare sulla palla, a comunicare bene, ad essere una persona presente e non una mummia. Il libero nel gioco deve avere certe caratteristiche e quindi queste caratteristiche devono far parte anche della sua personalità oltre che del suo bagaglio tecnico. Se non è una persona comunicativa, diventa difficile che possa avere un futuro importante nel ruolo di libero.

 

 GIANNI CAPRARA

 

Cosa fare “prima”:

Se noi ci mettiamo in ricezione significa che abbiamo subito punto e quindi quel momento li è fondamentale per far sì che la squadra parli per un brevissimo tempo dell’azione precedente e poi immediatamente si concentri sul cambio palla. Ci sarà quindi una persona responsabile dell’organizzazione del sistema di ricezione che potrebbe essere il libero (non è detto che debba però essere necessariamente il libero) che deve richiamare l’attenzione dei ricevitori a quel momento. E ricordare alla squadra che i ricevitori sono sempre sei, e non tre; perché anche l’opposto in prima linea, o se è in seconda linea magari chiamando la palla fuori, così come il palleggiatore se la palla tocca il nastro o il centrale sulle palle corte, sono tutti giocatori responsabili della ricezione. Dopodichè ci si organizza sulla linea di ricezione in base al tipo di battitore che abbiamo davanti. Studiando preventivamente le traiettorie dei battitori sappiamo dapprima come dobbiamo sistemarci in campo e a seconda del battitore utilizzeremo una linea di ricezione che potrà essere a tre pura quando abbiamo un battitore salto float molto insidioso o contro un battitore salto spin che tira forte, piuttosto che una linea a due e mezzo contro un battitore salto float un pochino meno pericoloso (diamo meno spazio al ricettore di prima linea). I ricettori (tranne il libero) devono anche concentrarsi sul tipo di attacco che ci sarà dopo la ricezione e su che tipo di attacco sarà meglio utilizzare in base alla linea di muro e di difesa avversaria. Questo è tutto quello che succede prima del fischio dell’arbitro. Dopo il fischio dell’arbitro c’è un momento che i chiamo “on” che corrisponde al lancio del battitore, durante il quale voglio vedere un leggero piegamento dei ricettori e le loro braccia che sono proiettate in avanti. Non guardo moltissimo la posizione dei piedi essendo un pochino filoamericano riguardo la ricezione. I piedi per me hanno un’importanza relativa mentre mi interessa molto di più la ricerca dell’angolo, ma questa è già una cosa che viene dopo. La linea a livello di profondità si posiziona in base alle caratteristiche del battitore e varia da 6 metri (posizione classica di partenza) a 1 metro più avanti (5 metri) o anche due metri avanti per battitori che battono come una volta, da molto lontano o con battitori che hanno una battuta molto lenta così come un metro o due metri indietro (7-8 metri contro battitori che battono salto spin forte e lungo). A livello di lateralità, in una situazione standard, e quindi con tre ricettori più o meno con le stesse caratteristiche, possiamo spostare la linea di ricezione mezzo metro a sinistra se battono da zona 1 avversaria, o a destra se battono da zona 5. Se battono da 5 le spalle del posto 5 saranno orientate un po’ di più di fronte al battitore e quindi più in diagonale che perpendicolare alla rate mentre quando battono da 1 siamo tutti orientati di fronte al battitore. Stabiliamo poi le zone di competenza che teoricamente sono a sinistra per quello che riguarda quando battono da 1 e a destra quando battono da 5. Lascio però poi alle giocatrici la possibilità di modificare queste regole perché la cosa fondamentale è che loro siano d’accordo su come fare; anche se però se poi vedo che si cono problemi legati alle competenze intervengo io e discuto insieme ai ricevitori quali possono essere le competenze migliori da utilizzare. Per quanto riguarda la zona di conflitto cerco di dare come riferimento al giocatore che se mi battono da 5 e la competenza è a destra il giocatore che mi parte da 5, in ogni caso, non voglio che mi faccia uno spostamento verso l’interno con tutti e due i piedi ma al massimo esegue un’apertura con la gamba destra verso l’interno e prende quella palla li. Stessa cosa quando battono da 1; il ricettore di 5 a destra riceve solo con l’apertura della gamba, non entra troppo in campo; e questo è il segnale di confine tra i due giocatori.

Durante:

il durante è dal momento del tocco della palla da parte del battitore a quando il ricettore esegue il bagher. Bisogna fare molta attenzione al tempo in cui il ricettore si muove. Spesso infatti accade che si subiscono ace perché il ricettore si muove prima che il battitore tocchi la palla. Quindi la prima regola è non muoversi mai prima di vedere la direzione del pallone. Una volta vista la traiettoria della palla, la prima cosa che chiedo è la ricerca dell’angolo del bagher e non lo spostamento del piede. Vuol dire che se la palla è alla mia destra voglio vedere le braccia che vanno subito verso destra (e viceversa se la palla è a sinistra) con il contemporaneo movimento del piede verso la direzione della palla. Se invece la palla è al centro del corpo il ricettore deve essere bravo a valutare la velocità di quella palla: se è una palla molto lenta e bassa deve andare con il bagher vicino alle ginocchia, non tanto in mezzo agli appoggi ma vicino al ginocchio destro o sinistro e regolare poi con un leggero movimento di spalle l’angolo necessario a direzionare la palla. Se invece la palla che arriva al centro del corpo è lenta e alta è il momento di utilizzare il palleggio di ricezione. Se invece arriva molto veloce devo spostarmi immediatamente dalla traiettoria della palla per utilizzare il bagher laterale. Dopodichè mi concentro su tre tipi di ricezione: 1) la ricezione in palleggio sulla palla alta lenta e in mezzo al corpo, 2) la palla che colpisco davanti all’asse del corpo (a destra o sinistra) che prevede più un movimento di spinta di caviglie con le braccia che non si muovono tantissimo o che possono dare un po’ più di spinta alla palla nel caso si debba mettere il ginocchio per terra, 3) una situazione in cui colpisco la palla dietro la linea del corpo, dove le braccia intervengono molto di più con una spinta maggiore a carico delle braccia stesse per accompagnare la palla verso la rete. Volevo ora parlare della preparazione del bagher dove spesso vedo giocatrici che tirano con i gomiti verso dietro mentre a me piace moltissimo la preparazione americana cioè con le braccia distese spingere ulteriormente con un’iperestensione dei gomiti e andare quindi subito con il bagher posizionato senza tirare indietro. Poi c’è il discorso del “dove” colpiamo la palla con il bagher. La palla va colpita alla stessa distanza tra il polso e il gomito; quando si tocca la palla le mani devono rimanere in presa solida, senza aprirsi (ci sono tanti ricevitori che invece aprono le mani molto rapidamente appena hanno toccato la palla ma secondo me questo è un leggero difetto) perché questo aiuta a direzionare meglio il pallone verso l’obiettivo finale. C’è poi La spinta finale che può essere prodotta un po’ più dalle braccia quando colpisci la palla dietro l’asse del corpo e un po’ più di caviglie quando tocchi la palla davanti al corpo.

Quali più di queste tecniche vedi usare dai tuoi giocatori?

Sulle battute salto float toste sei quasi costretto ad usare 8 volte su 10 il bagher laterale. Sulle battute tattiche corte ovviamente si interviene frontalmente. Poi ci sono le battute salto spin potenti (Egonu) sulle quali è importante fare attenzione alla partenza delle braccia; a me piace una partenza con le braccia leggermente arcuate, quasi ad evidenziare che si farà un bagher più da difesa che da ricezione. Anche qui bisogna essere molto rapidi a cercare le mani subito sotto il pallone e la caduta del corpo a cercare la palla, soprattutto sulle palle forti – laterali. La velocità di esecuzione, su quel tipo di battute, fa la differenza, così come fa la differenza riuscire a contenere questo tipo di battute, tenendo la palla anche un po’ distante da rete perché non è vero che bisogna ricevere sempre e solo perfetto. Secondo me nella ricezione la cosa fondamentale è non subire molti ace, poter portare un attacco sempre e in ogni caso. L’elemento più importante per la fase cambio palla è quello di poter portare più attacchi possibili. Quando ad esempio trovi un opposto che tira fortissimo in battuta e poi davanti a muro c’è il palleggiatore che non è altissimo, secondo me è meglio tenere la palla anche un po’ distante da rete e giocare palla alta in quattro per attaccare sul palleggiatore e quindi sul lato debole del muro avversario.

Oggi secondo te si è un po’ spostata l’idea di cercare un po’ più la palla con il bagher piuttosto che con i piedi, come invece si insegnava una volta?

Per quello che riguarda me sicuramente sì, ma sento molti colleghi che sono ancora molto restii sull’utilizzo del bagher latrale, e questa è una cosa che sinceramente mi sorprende perché con la velocità delle battute di oggi il bagher laterale sei quasi obbligato ad utilizzarlo. Con le battute di oggi è impensabile riuscire a spostarsi di fronte alla palla. Tra l’altro, con le salto float tese, se cerchi di spostarti davanti alla palla, poi spesso ti ritrovi la palla davanti al petto e fai fatica ad uscire. Invece se tu muovi subito le braccia verso l’esterno, la cosa più difficile da valutare è la profondità, ma se io ho già le braccia fuori, se poi la palla è più alta o più bassa, mi basta soltanto portare più su o più giù le braccia stesse e io trovo la palla. Se invece ci sono di fronte cosa faccio? Mi alzo? Mi sposto? Mi ci vuole comunque più tempo. E quindi la mia idea è quella di fare meno movimento possibile e di mettere il bagher prima possibile sotto la palla. Sulla classica battuta laterale a sinistra, metti fuori il piede sinistro e contemporaneamente le braccia a sinistra; se ti rendi conto di essere ancora lontano dal pallone, invece di riportare il piede destro verso il sinistro, puoi addirittura incrociare con il piede destro davanti al piede sinistro, in modo quasi da avere una bagher rovesciato. Questa è una tecnica che, con le giocatrici alte, può funzionare.

Quali indicazioni fornisci ai giocatori dopo che hanno colpito la palla: finire il movimento? Mantenere l’angolo? È importante che il piano di rimbalzo sia orientato verso l’alzatore?

Io insisto molto sul fato di accompagnare la palla, di aver la sensazione proprio di accompagnare la palla verso il palleggiatore e quindi mantenere un attimo le mani attaccate ed avere sempre l’angolo del piano di rimbalzo rivolto verso l’obiettivo ovviamente. L’altra indicazione che do è quella di fare attenzione alla parabola di uscita del pallone perché la parabola molto tesa a me non piace moltissimo perché crea dei problemi, più che altro ai centrali. Lo so che piace ai palleggiatori, ma spesso la parabola tesa toglie un pochino di tempo al centrale che fatica ad arrivare con il giusto tempo. Secondo me l’attenzione alla parabola d’uscita va inculcata nelle ragazzine fin da quando sono piccole mentre vedo spesso fare esercizi con le traiettorie che viaggiano sotto il nastro della rete, cosa che secondo me ha poco senso. E quindi è necessario, anche quando si fanno degli esercizi di bagher banali, di coppia, porre attenzione al tipo di parabole che esce dal bagher perché deve consentire ai centrali, ma anche al palleggiatore, di avere il giusto tempo di ingresso. Una cosa di cui non abbiamo parlato è quando la palla cade corta. In questa situazione se non sei veloce a portare un ginocchio per terra è facile che, o subisci punto, o che la tua ricezione non consente un attacco. E quindi la velocità di far toccare il ginocchio per terra quando la palla ti cade all’ultimo secondo, è determinante per poter mettere un bagher che possa attaccare il pallone. Probabilmente se sei obbligata a mettere un ginocchio per terra vorrà dire che non avevi valutato bene la traiettoria, ma di errori di valutazione se ne faranno sempre e quindi la cosa più importante è trovare le soluzioni, ed in questo caso la soluzione è proprio questa. Lo stesso Velasco parlava di “SOS”, quando ci sono delle situazioni in cui in ricezione devi solo pensare a salvare la palla: se hai sbagliato la valutazione, se il battitore ha fatto una gran battuta. Tu in questi casi devi solo pensare a salvare il pallone e a fare in modo che il palleggiatore possa alzare la palla. Anche a costo di cadere e buttare la palla verso l’alto con qualsiasi tecnica, ma quello che conta in quei momenti è tenere viva la palla.

So vedono giocatori eseguire uno “split”, una sorta di saltello di caviglie, un pre-saltello, prima di operare lo spostamento. Lo insegni? Ti piace?

Non mi piace per niente e non lo insegno. Rimango dell’opinione che quando si è in attesa della battuta si sta con i piedi fermi e quando vedo la palla comincio a muovere i piedi. Anche perché ho più o meno 3 metri di lateralità da proteggere (1,5 metri a destra e 1,5 metri a sinistra) e con una bagher fuori dal corpo e un affondo riesco ad andare a coprire sia a destra che a sinistra. Io sono molto americano sulla ricezione e gli americani non usano questa tecnica. A me piace avere la braccia belle rilassate davanti al corpo, con le spalle in attacco, cosa di cui non abbiamo parlato ma che è importantissima: le spalle devono sempre essere in attacco del pallone, vale a dire che la linea delle spalle deve sempre essere proiettata in avanti verso il palleggiatore. Prima non n e ho parlati perché è una cosa che per me è la base di tutto. Quando insegno la ricezione chiedo alle mie giocatrici che le spalle siano sempre verso la rete, dopodichè andiamo a parlare di altre cose; ma se non hai le spalle li, parti già con un grave errore. Ci sono volte in cui il giocatore va indietro anche sulla ricezione laterale mentre le spalle devono sempre essere in attacco, ad aggredire il pallone, e dopo la differenza la fa la sensibilità del bagher nello spingere più o meno il pallone a seconda della velocità con cui la palla arriva, ma le palle a mio avviso devono sempre essere proiettate verso la rete. “Spalle in attacco” per me è un parola chiave della ricezione. “Bostik”, come insegna un grande allenatore, può essere usata invece come parola chiave per non apire le mani.

Cosa fare appena toccata la palla?

Prendere lo spazio migliore per andare ad attaccare il pallone. La cosa fondamentale secondo me è il tempo, più che lo spazio. Perché spesso non possiamo andare dove vorremmo per cui la cosa fondamentale rimane, su che piede sono, quando il palleggiatore ha la palla in mano in base al tipo di attacco che voglio fare. Se attacchiamo una super sono appoggiato con il piede sinistro per terra e ho ancora indietro la gamba destra. Se attacchiamo un Quick, una palla quindi più veloce della super, devo avere già quasi il piede destro (e quindi l’ultimo passo) che va ad appoggiare a terra. Se invece attacchiamo una mezza palla, la classica 5, devo ancora appoggiare a terra il piede sinistro nel momento in cui il palleggiatore ha la palla in mano. Su questi tempi va concentrata l’attenzione dell’attaccante. Perché ci saranno delle situazioni in cui non potrò prendere la rincorsa esterna e aggradire il pallone per bene andandogli incontro sulla diagonale, e quindi dovrò essere in grado di utilizzare colpi diversi per lavorare sulle mani del muro. Oppure, se il palleggiatore è stato bravo a tener la palla non troppo lunga devo aver la capacità di aggredire il pallone in extra rotazione con il braccio destro e colpirlo prima che mi arrivi sulla spalla destra in modo tale da poter uscire sulla diagonale stretta. Stesso concetto legato al tempo d’attacco, riguarda il ricettore attaccante di seconda linea che deve prepararsi ad attaccare la pipe dopo ricezione. Se il ricettore di 6 riceve sui 3,5 metri e quindi poi fatica a prendere la rincorsa per la pipe, in questi casi nel femminile l’indicazione che do al palleggiatore è di non utilizzare l’attacco da seconda linea in pipe; nel femminile è quasi impossibile trovare un giocatore che sia in grado di ricevere sui 3,5 – 4 metri e poi riuscire ad andare ad effettuare la rincorsa per attaccare la pipe. A meno che dia una ricezione con una parabola molto alta e sia talmente potente da riuscire ad effettuare la rincorsa d’attacco con solo un passi di rincorsa. Ma è molto difficile trovare atlete di questo tipo nel femminile.

Schiacciatore – ricettore di prima linea: che passi gli consigli di fare per preparare la rincorsa? Un incrocio dietro? Un incroci avanti? Qualcos’altro?

Se è dovuto entrare in campo, e ha tempo, deve incrociare con il piede destro, poi va in appoggio con il sinistro e poi da lì compie l’ultimo balzo finale destro – sinistro. Se si trova più indietro può fare quattro appoggi e quindi farà qualche passo di più. È tutto in funzione dello spazio che ha a disposizione dopo aver ricevuto. Se invece si accorge che non sarà lui a dover ricevere, potrà uscire un pochino dal campo per preparare al meglio la sua rincorsa d’attacco.

Che input dai in ricezione ai tuoi centrali sulle zone di competenze?

In P2, P4 e P5, la battuta che cade corta nel primo metro di zona 4 secondo me non la deve prendere il centrale ma il ricettore di posto 5. Il centrale prende le palle corte che cadono tra il primo metro interno di zona quattro verso il centro della rete. Sulla palla che cade morbida appena dopi i tre metri entra in gioco la comunicazione. Se dietro c’è il libero, magari diamo a quest’ultimo maggior responsabilità. Ma se vogliamo che la prenda il centrale dobbiamo insegnargli la tecnica corretta, che anche per lui è quella di usare il bagher laterale andando ad aggredire la palla son le spalle. Con la palla che cade molto corta dentro i tre metri spesso viene utilizzata la tecnica di ricezione a piedi paralleli ma per me è un errore nel senso che ci vuole un piede davanti all’altro, bagher, e poi uscita, perché da questa posizione è molto più facile non solo controllare la palla ma anche riuscire a prendere una rincorsa più rapida. Anche in questo caso riuscire a dare una parabola alta è importante perché consente di fare un passettino indietro e poi di fare la rincorsa. In P1 e P6 il centrale ha lo stesso tipo di responsabilità che ha in P2, P4, P5, perché lì c’è l’opposto che deve prendere la palla che cade nel primo metro in 4, dalla parte opposta, nel promo metro di zona 2 c’è S1 che copre. In P6 il centrale avrà la competenza di 1 metro dentro il campo in zona 2 fino al centro del campo; poi, se va a 7 può prendere anche qualcosa più verso 4. In P3 cambia se si gioca fast o primo tempo, perché se giochi primo tempo sei più responsabile della parte corta – sinistra del campo mentre se giochi la fast sei più responsabile della palla corta sul centro – destra. In P3 c’è il libero in mezzo che può dare una mano sulle battute che cadono appenda oltre i 3 metri.

Qualche esercizio di battuta e ricezione:

È difficile trovare esercizi che tengano alta l’attenzione quando si fa battuta e ricezione. Anche mettendo punteggi, io non riesco a vedere questa gratificazione enorme per chi svolge l’esercizio. Un esercizio che mi piace è quello globale dove lavoro con un battitore che ha 6 turni di battuta e chi fa cambio palla deve fare 4 punti per vincere e chi fa fase break deve fare 3 punti per vincere. Perché questo è quello che succede di norma in partita, cioè per vincere nell’alto livello femminile devi vincere 2 cambi palla su 3, che corrisponde a 4 su 6 (66% circa). Così per il break che per essere buono deve stare sopra al 40% e vicino al 50%. Al battitore do 1 bonus di battuta sbagliata. Questo lo gioco senza palla aggiunta da fuori, con una palla sola, e lo faccio spesso quando ho un volume alto ma con un’intensità bassa e quindi non ho palle aggiunte; ad esempio, un esercizio classico del mercoledì, giorno in cui di norma cerco di fare più volume e avere un’intensità non altissima. Mentre nel fine settimana aumento l’intensità e riduco il volume. Poi lavoro molto con ricezione individuale per zone, dove metto due battitori che battono da 1 e da 5 su un giocatore; lavoro spesso a tempo perché a lavorare sugli obiettivi, onestamente non ho trovato delle grandi differenze. E quindi quando faccio individuale preferisco lavorare sulla tecnica per cui do ai battitori consigli tecnici per quello che riguarda la battuta e ai ricevitori consigli tecnici per quello che riguarda la ricezione. Spesso lavoro anche di coppia con delle posizioni 5-6 o 6-1, e raramente lavoro con le terne se non magari alla domenica mattina quando voglio inserire un giochino ad obiettivi (tipo raggiungere 5 ricezioni da primo tempo o positive prima di cambiare la rotazione). A me più che il lavoro a punteggio piace ragionare con i ricevitori sul tipo di palla che è arrivata, e quindi in base al tipo di palla che è arrivata che tipo di tecnica utilizzare. E vedo che c’è attenzione da parte dei giocatori, che apprezzano molto questo tipo di sistema di esercizi.

Esercizi in cui c’è ricezione – attacco, magari su metà campo, ti capita di farlo? Per dare importanza al “dopo” che ho ricevuto.

Io faccio poco lavoro sintetico e dopo l’analitico di solito vado subito sul globale. Il sintetico lo uso, ad esempio, quando faccio attacco libero perché in quel caso anziché fare attacco libero con il lancio della palla al palleggiatore faccio ricevere il ricevitore che poi va ad attaccare. In un campo faccio ricevere il libero e nell’altro campo il ricevitore – attaccante (anche con la pipe); gli lanciamo palloni, non troppo complicati, per fargli provare il movimento di ricezione e attacco. Questo è importante anche per trovare il giusto feeling con il palleggiatore.


 Sulla piattaforma YouTube al canale COACH FACTOR trovate le tracce per ascoltare in formato audio tali interviste

 

 


mercoledì 23 giugno 2021

MASSIMO BARBOLINI: LA MIA PALLAVOLO

 


Trascrizione dell'intervista rilasciata da Massimo Barbolini agli amici di COACH FACTOR Francois Salvagni e Ciro Zoratti.

In questa piacevolissima chiacchierata Coach Barbolini, l’allenatore italiano più vincente in attività, toccherà i punti più salienti del lavoro di allenatore come la gestione del gruppo, la comunicazione, come rapportarsi ai campioni, o comunque ai giocatori più esperti che ci troviamo in palestra.

Barbolini spiegherà inoltre come si costruisce un microciclo settimanale, quali esercitazioni proporre e come pianificare una singola seduta di allenamento, con esercizi analitici, sintetici e globali.

Infine, un excursus su quelle che sono le tendenze della pallavolo mondiale.

Buona lettura

 

Chi è Massimo Barbolini oggi?

È un allenatore di pallavolo che ha avuto la fortuna e anche un pochino il merito di arrivare a determinati livelli e che nonostante abbia giocato tutte le manifestazioni esistenti ha ancora tanto bisogno e tanta voglia di imparare. Il bello del nostro lavoro è che ogni giorno, ogni allenamento, ogni partita, ci può essere qualcosa che ci fa pensare che devi cambiare o che stai facendo bene. Sicuramente ci fa capire che devi restare aggiornato, che non puoi rimanere legato solo a quello che fai da anni. È importante avere una linea guida ma ogni tanto si può cambiare perché la pallavolo cambia a livello di tempi, di modi di giocare, cambiano i giocatori che hai a disposizione, per cui anche tu devi essere capace di cambiare.

Com’è il nuovo Massimo Barbolini nella gestione della comunicazione con la squadra?

Sicuramente parlo di più di una volta. L’esperienza all’estero con le relative difficoltà di comunicazione mi hanno fatto capire quanto sia importante la comunicazione e quindi adesso che posso farlo sono diventato più loquace. Ci sono momenti in cui la squadra ha bisogno di una comunicazione di gruppo, generale, e altri momenti in cui è altrettanto importante parlare individualmente anche se a mio avviso non bisogna eccedere in questo. Quando si parla tanto, il rischio è che il messaggio principale non giunga chiaro; un po’ come un padre che se ogni giorno riprende sempre i figli su tutto quello che fanno, poi quelle due cose fondamentali se sono mischiate ad altre venti meno importanti rischiano di perdersi. Per questo credo che con l’atleta sia importante non parlare tantissimo. Magari parlare nei momenti in cui l’atleta ha bisogno o dal punto di vista tecnico o morale, questo si, è importante. Quello che invece bisogna sempre avere è la disponibilità al dialogo, nel senso che se l’atleta ha bisogno di parlare bisogna esserci. Poi, quello che dico sempre alle ragazze, è che ci sono certe situazioni che le spiego, altre che semplicemente vanno fatte, ad esempio per quello che riguarda determinate scelte. Poi certo, la condivisione con le atlete del perché si fa una cosa è un elemento molto importante anche perché a differenza di alcune altre nazioni in cui si gioca a pallavolo noi non abbiamo una cultura totalitaria e quindi quello che dice l’allenatore non è un qualcosa che cade dall’alto ma un qualcosa che deve essere accettato e quindi è bene venga spiegato.

Con i campioni, così come con il giocatore magari trentacinquenne con un passato importante che oggi gioca in serie D, come si affronta il discorso miglioramento?

Per mia esperienza il grande campione è quello che crea meno problemi. Credo che in questi casi sia importante che tra allenatore e giocatore ci sia l’intelligenza di riuscire a individuare se ci sono degli spazi in tal senso, senza diventare l’allenatore “fenomeno” che vuole per forza cambiare un qualcosa su determinate situazioni che riescono già bene così. Ognuno di noi può avere le sue convinzioni su determinate situazioni (ricezione, attacco, spostamenti a muro, ecc…) però su un atleta che per tanto tempo ha fatto la stessa cosa e l’ha sempre fatta bene, è veramente assurdo imporre determinati discorsi. Per questo tipo di atleti una cosa che è fondamentale, è la gestione della preparazione fisica, non tanto per noi allenatori di alto livello che abbiamo il preparatore atletico, ma per chi questa figura non ce l’ha. Di norma questi atleti hanno un’elevata conoscenza del proprio fisico, e con loro andare ad imporre determinati lavori fisici a mio avviso è sbagliato, a meno che la cosa non venga condivisa tra allenatore e giocatore. Bisogna avere molto rispetto di quello che è il fisico degli atleti, a maggior ragione se parliamo di atleti di 30 - 35 anni; anche perché se sono arrivati a quell’età a giocare ad alti livelli significa che si sono gestiti bene fisicamente, e gestirsi non vuol dire allenarsi poco, ma lavorare bene, e quindi perché cambiare? Da questo punto di vista una buona collaborazione tra allenatore e giocatore è fondamentale. Non bisogna mai dare per scontato nulla: anche i grandi giocatori possono aver bisogno, ad esempio, di richiami di lavori tecnici analitici di richiamo, magari 30-40 minuti, su un particolare fondamentale. Confrontandomi con questi grandi giocatori ho riscontrato che gradiscono e hanno necessità, ogni tanto, non ore e ore, di aver tempo di fare qualche ripasso su quei temi di tecnica individuale che giocando tanto e privilegiano il lavoro globale è normale che vengano a mancare.

Pianificazione di una tua settimana standard (una sola partita la domenica), la tua idea di un microciclo settimanale:

Il primo giorno di lavoro si fanno i pesi (soprattutto potenza, forza) alternandolo a palla. Un gruppo inizia a fare i pesi e un quarto d’ora prima che questo gruppo finisca il lavoro con i pesi un altro gruppo inizia a fare riscaldamento in palestra. Ci si ritrova insieme e si inizia a fare palla a coppie e si fa 45/60 minuti di lavoro che può essere a volte a circuito con lavoro aerobico o di velocità misto a tecnico (più stazioni). Al termine il gruppo che aveva già fatto i pesi finisce e il gruppo che aveva iniziato direttamente con la palla prosegue il lavoro con i pesi. Nel pomeriggio c’è sempre un lavoro di tecnica analitico e sintetico nel senso di riprodurre situazioni di gioco ma senza continuare tanto. Esempio: battuta e ricezione con attacco di prima palla contro muro a uno e se c’è difesa, attacco contro muro a due e poi stop e poi si riparte. Questo per fare in modo di garantire un lavoro più analitico di tecnica individuale cercando di sviluppare delle situazioni che quando c’è la settimana breve (partita infrasettimanale) non si riesce a fare. Il secondo giorno lascio la mattina libera e al pomeriggio si fa un lavoro grosso di 6X6. Da quest’anno all’inizio c’è sempre un tema a seconda di quello che si fa: se ad esempio nella situazione di gioco c’è side out mettiamo un po’ di battuta. Finito l’uno contro uno facciamo dieci minuti di battuta con il filo e bersagli da colpire e da non colpire proprio per lavorare sul colpo della battuta proprio perché dopo quando si fa il globale non è che si fanno tantissime battute. Quando c’è da fare difesa magari facciamo quei 10-15 minuti difesa con quegli esercizi che a me non entusiasmano, vale a dire con il lavoro dai tavoli. Non mi entusiasma perché è un lavoro fine a sé stesso però serve per la sensibilità alla palla forte addosso, serve per dare un po’ di ritmo, alle ragazze piace ecc... E quindi c’è sempre un esercizio di riscaldamento che serve ad entrare nell’esercizio di competenza che di solito nel secondo giorno, per dare un po’ di ritmo visto che siamo freschi e ad inizio settimana, non parte con una battuta ma con 2-3 palloni inseriti in base a quello che si vuole allenare. Il terzo giorno c’è ancora pesi + palla alla mattina e al pomeriggio di norma si fa un lavoro grosso di battuta e ricezione in cui a volte c’è un gruppo che batte, una gruppo che riceve, e un terzo gruppo che fa un lavoro di difesa nel campo dove non si riceve oppure un lavoro di ricezione più individuale con battuta degli allenatori. Il giorno prima della partita facciamo un solo allenamento grosso, nel senso di un 6X6 in cui si da prevalenza al cambio palla, più una seconda palla giocata alternativamente su chi riceve e su chi difende. Lo facciamo ad un orario centrale (11/13,30) perché giocando il giorno dopo alle 17 ti consente di fare un buon allenamento, con buoni ritmi, saltando facendo tutto e nello stesso tempo di poter fare un buon recupero fino alla mattina dopo quando facciamo il solito allenamentino di un’ora, un’ora e un quarto per muoverci un pochino. Per me l’allenamento della mattina (prepartita) è importante non solo da un punto di vista fisico ma soprattutto dal punto di vista dell’attenzione, per entrare già nel ritmo della partita. Mi trovo bene a fare un allenamento grosso il giorno prima della partita perché altrimenti, il calare troppo presto il ritmo mi pare non sia produttivo

Lavoro della mattina: salti sì o no? Salti per tutti? Se si salta si salta al massimo?

La mattina del giorno della partita nessuno salta per attaccare e ci si allena a ritmo molto basso. Facciamo però un buon riscaldamento con il preparatore di 20-25 la cui parte finale prevede esercizi di rapidità e situazioni per risvegliare il sistema neuronale degli atleti. Lascio 5-10 minuti finali nei quali se qualcuno vuole provare qualche attacco (con il salto ovviamente) lo può fare. Nelle mattine infrasettimanali dipende molto dal lavoro. Quando facciamo allenamento alle 11 di mattina il giorno prima della partita, tutti fanno tutto, a meno che ci siano problemi fisici. È un allenamento normale, un allenamento di partita. Quando facciamo palla e pesi dipende molto dall’esercizio che facciamo: di solito i ricettori lavorano con il palleggiatore alternando ricezione a difesa (e il palleggiatore palleggia) a livello di tecnica individuale. Nell’altro gruppo ci sono i centrali e gli opposti che 10-15-20 minuti di salti a muro perché per loro, per il loro ruolo, il lavoro individuale è quello. Magari nella seduta pesi si tiene conto di questo facendogli fare meno salti nelle trasformazioni.

Singola seduta: al netto del riscaldamento, come sviluppi il lavoro analitico, sintetico e globale?

Partiamo dal fatto che le ragazze, quando c’è allenamento tecnico (non quando c’è pesi) hanno l’obbligo di presentarsi in palestra 20 minuti prima rispetto all’orario di inizio dell’allenamento. Questo per poter mettersi il cerotti, per andare dal fisioterapista, e dieci minuti ogni ragazza fa i suoi esercizi individuali di prevenzione (caviglia, spalla, schiena, ecc…). Poi si parte con il riscaldamento, che è sempre guidato dal preparatore o dal secondo allenatore. Poi dipende molto da quello che facciamo. Prendiamo ad esempio un allenamento sul cambio palla partiamo una decina di minuti con tre gruppi che ricevono palloni battuti da dentro il campo dagli allenatori. Poi facciamo attacco e difesa; all’inizio dell’anno mi piace farlo guidato, chiamando i colpi, cambiando le coppie. Poi andiamo a scaldare l’attacco: un ricettore-attaccante, un libero, un centrale e un opposto, gli altri battono (possiamo farlo sui due campi alternando le azioni per non tirarsi in faccia) e si fanno azioni di ricezione attacco. Quando il ricettore attacca, cambia con l’altro ricettore che è nel suo campo a battere. Girano anche i centrali, i palleggiatori. È un esercizio un po’ lento, ma dovendo fare ricezione attacco, se lo si vuol fare tranquillamente, può andare bene. Poi andiamo al gioco e facciamo azioni di ricezioni attacco. A me piace cambiare i sestetti, soprattutto per una squadra come noi che gioca tante partite. Provare la squadra titolare ogni tanto è importante però durante l’anno, anche per avere un livello alto di gioco, mi piace mescolare. Alzatore titolare e opposto titolare li tengo sempre insieme. Ruoto i tre centrali principali e anche gli schiacciatori ricevitori, per tenere sempre il livello alto. Anche l’intesa libero – alzatore è importante perché se hai due alzatori diversi, uno alto a cui puoi ricevere la palla un metro sopra rete, e uno piccolo a cui la devi ricevere diversamente, è un qualcosa che va allenato. Di solito faccio tre giri di formazione, tre esercizi della durata di un set medio (20-25 minuti). Anche se poi alla fine, tutte le squadre che vincono, lo fanno giocando sempre con le stesse sette giocatrici, è la storia che ce lo dice. E questo lo sia fa solo creando un’intesa massimale, un’alchimia perfetta, tra le 7 giocatrici titolari, provando, riprovando e riprovando le varie situazioni. Per unire le due esigenze (sestetti mescolati o sestetti bloccati) io di solito nella prima parte della settimana mescolo i sestetti, faccio ruotare, mentre più mi avvicino alla partita più tengo insieme il sestetto base.

Lavoro globale: usi i punteggi? Sempre? Senza i punteggi?

Secondo me sul globale c’è un po’ di fraintendimento. Molti intendono lavoro globale = lavoro a punteggio. Secondo me non è così; il lavoro a punteggio è solo una parte del lavoro globale, così come il lavoro a punteggio può essere usato anche durante l’analitico (fai ricezione e tieni il punteggio). La prerogativa del lavoro globale è anche quella di poter fare tante ripetizioni di una particolare situazione, cosa che non puoi fare quando fai un lavoro a punteggio. Ad esempio, con i miei attaccanti a volte faccio esercizi globali chiedendogli di provare un particolare colpo d’attacco (es. oggi giochi solo mani e out, piuttosto che solo diagonale, ecc…), e in quel caso non è che può sbagliare quando vuole ma nello stesso tempo devo accettare qualche errore in più se sta provando un colpo nuovo o che non gli viene particolarmente bene. E questo tipo di esercizio non si sposa tanto con il lavoro a punteggio. Dipende anche da quante partite fai. Se fai poche partite è bene inserire più esercizi a punteggio perché sono quelli che più di ogni altra esercitazione ripropongono la tensione e lo stress del punto a punto che esiste in partita. SE invece gioco tante partite, durante il 6X6 preferisco provare determinate situazioni, senza bisogno dello stress del punteggio. Un’altra cosa che ripeto sempre è che quando facciamo esercizi a punteggio dobbiamo fare esercizi a punteggio facili. Vedo fare degli esercizi che ci vuole uno scienziato per tenere i punti e dal momento che quando gioca il giocatore deve pensare a cosa far bene tecnicamente non può essere troppo concentrato sui vari tipi di punteggio che valgono i vari colpi. La pallavolo è un gioco che è già complicato di per sé da giocare, per cui il nostro compito è quello di semplificarlo il più possibile. Un esercizio che io faccio molto quando lavoro sul globale è su cinque battute (stessa rotazione) ci sono tre situazioni di gioco: cambio palla, freeball, contrattacco della squadra avversaria di palla alta. Se queste 5 battute deve fare 3 volte cambio palla, 4 volte punto sulla freeball e 2 volte far punto su situazione di contrattacco avversario (break point). Quando riesce a finire è un punto grosso. Se non ci riesce ha un’altra possibilità. Se nemmeno con la seconda possibilità riesce, il punto grosso lo segna l’altra squadra. E dopo si cambia squadra che batte. E’ un buon esercizio perché unisce tutto, tutte le tre situazioni di gioco; la situazione che di solito ti fa perdere è quella della freeball perché 4 su 5 a livello femminile è un numero piuttosto importante, e soprattutto dipende molto da te, nel senso che devi fare l’appoggio preciso, l’alzatore deve fare la scelta giusta, ecc… Sulle altre due situazioni dipende un po’ più dagli altri nel senso che sul cambio palla magari ti danno una mano perché sbagliano una battuta, nella palla alta magari tirano una palla fuori. È un bell’esercizio, abbastanza lungo perché su sei rotazioni diventa un bell’allenamento spesso di un’ora e mezzo. Li è bene fare un tabellone per far capire alle ragazze come funziona il gioco.

Placì sostiene che è meglio fare esercizi in cu si parte da zero a zero perché partire 20 pari è si interessante ma a lungo andare si perde un po’ l’attenzione a giocare bene anche i primi punti. Cosa ne pensi?

Io di solito parto 15-15, 17-17- 20-20, però questa osservazione di Placì è interessante su cui fare dei ragionamenti, perché anche i primi punti della partita sono importanti. L’unico problema è che così facendo i set diventano molto lunghi e si possono fare pochi esercizi.

Analitico e globale: l’analitico ti consente di svolgere un elevato numero di ripetizioni però scollegate dal gioco, il globale è eccezionale perché ripropone la situazione reale ma non ti consente di ripetere lo stesso gesto molte volte. Come gestisci questi due aspetti?

Io credo che l’analitico lo si possa lavorare anche all’interno del globale quando proponi delle esercitazioni senza punteggio focalizzate su un preciso gesto tecnico (es. attacco di palla alta o il centrale che attacca che dichiara prima la zona dove attaccherà in modo che nell’altro campo il muro avversario sa dove attaccherà e questo lo obbligherà ad attaccare contro le mani del muro come se fosse un esercizio analitico). Io però, ad inizio allenamento, in certi fondamentali tipo la ricezione, l’analitico individuale lo uso (es. palla a destra e sinistra, palla avanti e indietro). Così come nulla mi vieta che se nel globale voglio fare fase break, prima di passare al globale posso fare dieci minuti di difesa con attacchi dai tavoli su una coppia di difensori che difendono la diagonale, ad esempio. Sono situazioni che non sono reali, perché la difesa la devi fare in base a cosa fa il tuo muro, in base all’attaccante, però quell’idea della palla in mezzo, della palla forte che la senti addosso, del provare sempre ad andare sul pallone, quello lo puoi mettere. Nell’attacco fai più fatica a farlo perché i salti che fai nell’analitico li devi sommare poi a quelli che devi fare nel globale.

Durata della seduta di allenamento: Mazzanti con un algoritmo, in base al numero di salti che vuol fare e al ritmo, ricava la durata dell’allenamento. Tu come ti regoli?

Io sono più “a sentimento”. Di norma sto intorno alle due ore; poche volte andiamo oltre o meno delle due ore. Riscaldamento, 15-20 minuti di analitico per instradare il lavoro e poi un’ora e 15, un’ora e 30 di lavoro globale. Il ritmo dipende molto dall’esercizio che si fa. Il nostro sport non è uno sport da ritmi alti; tra challenge, time out, e interruzioni varie, è uno sport che ha dei ritmi bassissimi. E a volte noi allenatori, un po’ perché l’esercizio viene meglio, un po’ perché alle ragazze piace, teniamo dei ritmi di allenamento che dopo non si hanno in partita. Ecco perché io a volte faccio allenamento con esercizi di gioco con solo la battuta e senza la seconda palla, perché poi in partita è così. È evidente che ti alleni di più facendo ritmo alto però il nostro non è uno sport da ritmi alti. E quindi è corretto abituarsi a situazioni reali facendo anche allenamenti a ritmi bassi, magari più lunghi, ma a ritmi bassi. Così come i centrali, quando nelle esercitazioni globali vanno in seconda linea, è importante che stiano anche fuori dal campo perché poi è quello che accade in partita e si devono abituare anche se la cosa costa sofferenza.

Cosa si è visto di nuovo negli ultimi mondiali femminili?

Si è vista la ricerca di giocare palloni veloci, ma secondo me dipende molto dagli attaccanti che hai. La mia idea è che con la palla staccata da rete è meglio giocare una palla più morbida, suffragata dai numeri. C’è molta spettacolarità nel giocare palle veloci anche da fuori rete però poi bisogna vedere l’efficacia, perché con una palla di questo tipo l’attaccante si trova a fare quello che può fare e non quello che vuole fare. Poi, certo, con palla buona bisogna giocare più veloce possibile anche perché ormai ci sono delle centrali fisicamente molto forti e veloci che arrivano a chiudere con muri altissimi e quindi cercare di velocizzare mi trova d’accordo. Sul contrattacco sono un pochino più tradizionalista, anche se dipende dai giocatori che hai; ci sono giocatori che faticano con la palla alta o morbida e allora con questi probabilmente è opportuno velocizzare anche con palla staccata da rete. La mia indicazione di massima è che fino a che la palla sta nei tre metri cerchiamo di giocare veloce e appena esce cerchiamo di dare un pochino più pancia perché tanto il centrale avversario arriva a muro. Sul cambio palla cerchiamo di giocare con quattro attaccanti anche se alla fine non lo si fa tantissimo. Io quest’anno lo sto facendo perché ho attaccanti che sanno attaccare bene dalla seconda linea una palla rapida, altrimenti non avrebbe senso farla. Il mio dubbio grosso è sempre quanto tempo perdo per sistemare queste situazioni; magari di queste palle ne gioco due a set e per allenarle ho usato molto tempo che potevo forse usare per allenare meglio quei dieci palloni di palla alta che poi sono costretto a giocare in tutti i set. Anche perché se andiamo a vedere i numeri, di tutte queste squadre che giocano con quattro attaccanti poi nei momenti importanti, giocano pochissimo con il quarto attaccante dalla seconda linea. La regola che ho messo io è che sul contrattacco non voglio vedere centrali che corrono per il campo; se vanno a murare il posto quattro avversario, su rigiocata non mi chiamano la sette ma giocano un primo tempo vicino a dove sono ricadute da muro; questo serve anche per giocare con il quarto attaccante, il quale deve sapere che tipo di primo tempo giocherà il proprio centrale su rigiocata per proporsi a sua volta da seconda linea onde evitare di andarmi a sovrapporre a lui. Sovrapporre, è una cosa che puoi farlo nella maschile dove ci sono dei primi tempi molto, molto credibili e molto alti e veloci, e quindi sovrapporgli una palla velocissima da seconda linea è buono. Nel femminile lo è molto meno e con le mie squadre preferisco giocare spostato nel senso che se il centrale fa la sette l’attacco da sei lo porto in mezzo, se il centrale fa la uno o la due faccio la pipe la sposto.

C’è qualcosa che a tuo avviso non andrebbe fatta in palestra?

10-15 minuti di battuta libera, senza i ricettori, un paio di volte alla settimana secondo me serve. Mi sono però accorto che farlo a fine allenamento serve a poco perché viene visto dai giocatori come una sorta di riempitivo per far finire l’allenamento. Invece, fatto subito dopo il riscaldamento (l’ho imparato dai Giapponesi), magari il giorno in cui dopo lavoriamo sulla ricezione, secondo me è una cosa utile.

 

Questi i link attraverso i quali potrete riascoltare l'intervista in oggetto sul canale COACH FACTOR della piattaforma YouTube

https://youtu.be/f1-coDIXw2M

https://youtu.be/ctWbgg10CDA

https://youtu.be/tzng1qBvmjA

https://youtu.be/cFaR5SOi6fY

https://youtu.be/ZGk15GbWrWo

https://youtu.be/Oz68jVLpQy8


 

 

 


martedì 15 giugno 2021

GIOVANNI GUIDETTI: LA MIA PALLAVOLO

 



Trascrizione dell'intervista rilasciata da Giovanni Guidetti agli amici di COACH FACTOR Francois Salvagni e Ciro Zoratti.

In questa piacevolissima chiacchierata Guidetti svelerà come gestire un rapporto sincero e costruttivo con tutti i giocatori e con l'entourage che ogni giorno assiste il tecnico nel suo lavoro. 

Scopriremo anche cosa non sa fare Giovanni Guidetti ma che in realtà, leggendo fra le righe, rappresenta proprio il suo punto di forza.

Poi, entrando negli aspetti più tecnici del lavoro di allenatore, scopriremo qual è il numero corretto di salti, la durata di un allenamento. Perché può valere la pena fare allenamento alle dieci di mattina

E poi, entrando nella pallavolo mondiale, vedremo cosa ha visto Giovanni Guidetti nell’ultimo mondiale e qual è secondo lui la formula vincente, perché secondo lui Egonu non giocherebbe nella squadra americana.

Sintetico, analitico, globale …  tavoli si, tavoli no …. Ed infine, quale l’unico cambiamento regolamentare che potrebbe rendere ancora più affascinante e bello il gioco della pallavolo

Tutto questo nello stile unico e diretto di uno dei più grandi allenatori del mondo

Buona lettura 


Chi è Giovanni Guidetti oggi?

Sono un uomo, che sta vivendo la grandissima esperienza di essere padre, che ha la fortuna di fare quello che più gli piace vale a dire la pallavolo. Sono un allenatore che cerca ogni giorno di diventare un bravo allenatore; trovo sempre troppi difetti in me, così come vedo sempre tantissime qualità negli altri che mi piacerebbe avere. Cercando di migliorare costantemente me stesso penso tra l’altro di poter far migliorare anche le mie squadre.

Gestione della squadra: dialogo si? Dialogo no? Con tutti i giocatori? Solo con il capitano?

Io penso che la comunicazione sia al centro del nostro mestiere: ecco perché la cosa a cui tengo di più è riuscire ogni giorno a scambiare una parola con tutti. Non solo con i giocatori, non solo con lo staff, ma con il custode della palestra, così come a quello che pulisce le docce, perchè significa far sentire tutti parte della squadra. È diverso dire “ciao come stai?” da dire “ciao come stai? E tua figlia come sta? E tua moglie come sta?”. Questo fa capire all’altro che sei interessato a lui e quindi nei tempi possibili mi piace andare più in profondità possibile a livello di comunicazione. Mi piace chiedere ai giocatori in continuazione come stanno anche per conoscere il loro stato fisico e mentale; non c’è un modo unico per farlo, ce ne sono tanti, magari mentre fanno il riscaldamento o mentre si allacciano le scarpe. Magari durante l’allenamento gli chiedo da 1 a 10 come stanno in modo che davanti a tutte le loro compagne e a tutto lo staff dicono 1 se stanno molto male (sono stanca) piuttosto che 10 (sto bene). La mia regola è scambiare almeno una parola con tutte ogni giorno. Questa per me è la base. Un po’ come quando entri in un negozio e ti salutano sorridendo, e magari sanno anche il tuo nome, di solito in quel negozio ci entri più volentieri, sei più stimolato e compri di più. Questo avviene in ogni contesto; i giocatori prima di tutto sono delle persone, così come tutti i membri dello staff. E più si parla vicendevolmente e meglio è. Dopodichè, ogni due mesi circa (ti dico circa perché non sono un grande schematico nelle mie cose) faccio dialoghi individuali di mezz’ora/un’ora in cui le giocatrici vengono nel mio ufficio e parliamo. Parliamo di tutto. Principalmente faccio parlare più loro, e questo mi piace perché ho visto che le giocatrici in quei momento mi dicono cose che altrimenti non mi direbbero. E questo, mi aiuta a capire meglio il momento della squadra e a far capire meglio loro qual è il loro ruolo perché penso che la chiave di un’organizzazione vincente sia quando ognuno sa esattamente quello che deve fare e sia motivato nel farlo. Se tu chiedi ad un giocatore di fare solo il giro dietro ma capisci che questo non è motivato dal fare solo il giro dietro devi trovarne un altro, anche se a te quella situazione li piaceva. Il mio dialogo è molto sincero, nel momento che anche volendo non riesco a mascherare il mio stato d’animo.

In ogni seduta di allenamento inoltre c’è il dialogo tecnico (spiegazioni, correzioni) che è la musica di sottofondo di ogni mio allenamento (piega le braccia, sposta le braccia, prova questo colpo che non ce l’hai, questo non mi piace, devi anticipare, ecc…). La mia voce durante l’allenamento è un qualcosa di continuo, di martellante, e questo non lo considero neanche dialogo ma semplicemente il lavoro dell’allenatore. Fin che i giocatori percepiscono che tu sei li per farli migliorare e farli vincere va tutto bene, puoi rimanere con le stesse giocatrici anche 20 anni; ma quando iniziano ad avere dei dubbi sulle tue capacità di far migliorare loro e la squadra si rompe qualcosa e in quel momento diventa difficile anche il dialogo.

Pianificazione: ipotizziamo una settimana standard con una sola partita. Come organizzi la settimana di lavoro?

Ci sono tanti miei colleghi cheti spiegherebbero dal ciclo al micro-ciclo alla pianificazione; li stimo e li invidio molto perché io non sono capace. La mia idea fondamentale è che la pallavolo è talmente complessa che non posso dedicare una giornata ad una cosa e quindi in ogni allenamento ci deve essere dentro un po’ di tutto anche perché poi nella partita c’è dentro tutto. Bisogna ricevere, bisogna battere, attaccare, murare e difendere. Non è che si può trascurare una cosa. Anche perché poi giocando in dodici, se una squadra fa cambio palla l’altra squadra farà muro-difesa; anche perché, e questa è una cosa a cui credo molto, il sestetto lo allenerò il 10% delle volte al massimo. Quasi mai; perché il sestetto si chiama così perché quelle sei atlete sono nettamente più forti delle altre e quindi che senso ha metterle continuamente le une contro le altre. Il più bravo diventerà meno bravo, le riserve miglioreranno un po’ e quindi non è un sistema che mi serve per migliorare la squadra. A me serve che il mio migliore attaccante quando attacca abbia di fronte il miglior muro; che il mio palleggiatore giochi contro il mio centrale più forte, ecc. E quindi io giro, rigiro e rigiro i sestetti. Poi, ovviamente ogni esercitazione avrà un obiettivo. C’è sempre un blocco iniziale in cui faccio muro e difesa oppure battuta e ricezione lavorando in analitico, fermo restando che in ogni mio allenamento c’è sempre battuta e ricezione, che sia 5 minuti, 10 minuti, 12 minuti (non vado mai oltre). Dopo questo blocco di analitico, ho sempre una parte in cui tutte fanno più o meno tutto, e la chiamo la parte “brasiliana” o “gir in giro”, dove tutte più o meno girano e dove do degli obiettivi assolutamente tecnici. Ad esempio: tirare la pipe solo verso zona 1; da due tira solo lungolinea; e qualsiasi altra cosa che io gli chieda. Dopo questa parte che di norma dura tra i 10 e i 15 minuti vado al 6X6. Ne faccio uno più orientato alla fase break point e quindi con meno battute reali e un’ultima parte dove c’è la battuta e cambio palla reale. Questo in generale è il mio tipo di allenamento. Mettendo un pochino di tutto e spiegando sempre alle ragazze il perché facciamo quelle determinate esercitazioni. Perché non pianifico? Perché a seconda di come va il lunedì, decido cosa fare il martedì, e così via. È tutto un capire come sta la squadra, di cosa ha bisogno la squadra, e lavorare su quegli aspetti. Quindi non pianifico niente, tranne che riguardo i carichi di lavoro. Quelli li pianifico insieme al preparatore, su quello non c’è nessun tipo di improvvisazione. Pianifico una decina di giorni per volta insieme al preparatore atletico e al fisioterapista.

Un’altra cosa che mi contraddistingue è che non esiste nella mia squadra una mattina senza palla. Il solo pesi non esiste, c’è sempre pesi + palla. E quei momenti di palla li, per me hanno un’importanza fondamentale. Non tanto perché è un’idea mia ma perché un sacco di giocatrici mi hanno spesso detto che si sentono molto migliorate dal lavoro fatto alla mattina. Questo lavoro mattinale consiste in una divisione in due gruppi che lavorano con due reti. Ogni rete ha per un’ora due/tre giocatrici, massimo quattro con uno o due allenatori. Fanno la loro ora di pesi e poi la loro ora di analitico. Un gruppo per volta. Ovviamente il lavoro è assolutamente individuale. C’è chi non faccio mai saltare e magari lavora solo su ricezione e difesa, gli alzatori saltano a muro e fanno tantissimi palleggi, i liberi li facciamo lavorare in tutte le esercitazioni possibili di difesa e ricezione, i centrali saltano perché poi in partita devono far quello. I centrali fanno anche difesa ovviamente, perché quella palla che devono prendere può essere determinante e va quindi allenata però devono saltare più degli altri e quindi alla mattina saltano. Per gli opposti a volte faccio lavoro per la manualità del colpo d’attacco, altre volte lavoriamo sulla difesa. È quell’ora che mi piace un sacco perché ci siamo solo io e due, tre di loro, ed è ovvio che oltre a lavorare c’è anche un colloquio tecnico. Li ti rendi conto la differenza che c’è tra giocatore e giocatore e quanto i grandi giocatori abbiano voglia di migliorarsi. I grandi giocatori, stanno li, provano, riprovano, vogliono rivedersi con il computer. Ma anche i giocatori mediocri, se gli dai attenzione, se gli fai capire che sei li non perché dobbiamo fare mezz’ora e sono li per lanciarti il pallone, ma che noi tecnici siamo li per farli migliorare certi gesti tecnici, non solo stanno li ma il lavoro che gli proponi lo fanno molto volentieri. Ho un sacco di giocatori che non hanno mai fatto palla alla mattina; vengono da noi e lo fanno volentieri, con voglia, perché c’è dietro un’idea a quello che facciamo. Poi, a seconda dei momenti della stagione, questo lavoro lo faremo un po’ più lungo, un po’ più corto, ma nella mia testa l’idea di fare solo pesi non c’è perché alla fine giochiamo a pallavolo, mica a fare preparazione fisica.

In nazionale, ad esempio, io lavoro così tra doppio allenamento (2) giornaliero e allenamento singolo (1): 2-1-2-1-2-1. Poi di norma do un giorno libero o anche un giorno e mezzo se riesco. Il concetto che sta alla base di questo sistema è che il doppio allenamento è pesante, con palla + pesi al mattino e palla al pomeriggio. Il giorno dopo quindi che sono stanche perché il giorno prima hanno fatto il doppio gli do un allenamento unico con un riscaldamento a volte in sala pesi e dopo il lavoro di cui parlavo prima. Il giorno dopo posso ricominciare con il doppio perché hanno un po’ recuperato e così via. Nel club è un po’ più complicato perché con le Coppe Europee, con le trasferte, salta tutto e si fa quello che si può.

Come suddividi le esercitazioni a punteggio da quelle senza punteggio dove gli obiettivi sono solo tecnici?

Nei miei 6x6, all’80% c’è sempre il punteggio. Però mi piace, e vedo che anche ai giocatori piace da matti, mettere il +1 e -1 o il +2 e -2 (dipende) e quindi un punteggio diverso ai diversi gesti tecnici. Se dai il +1 e -1 ad esempio al mani e fuori diventano anche esagerate delle volte dove vedi che cercano di fare il mani e fuori anche con la palla staccata di 6 metri, e li le dobbiamo fermare e spiegare che non ha senso. Però mi va bene. Ovviamente il +1 e -1 lo metto su cosa che facciamo fatica a fare: facciamo fatica a giocare con i centrali e allora metto +1 sull’attacco dal centro. Giochiamo poco con la seconda linea: mettiamo il +2 sull’attacco dalla seconda linea. Questa è la cosa che mi piace di più anche se richiede tempo, perchè l’organizzazione dell’allenamento prevede lo studio a tavolino di quello che voglio allenare e poi organizzarlo con dei punteggi che abbiano una loro logica. Questo secondo me è quello che ai giocatori mette la maggiore attenzione. Se tolgo il punteggio e metto solo il focus sull’aspetto tecnico, il numero degli errori diventa enorme, anche in una squadra di alto livello. Più errori ci sono e più noi ci arrabbiamo; più noi ci arrabbiamo e più loro diventano nervose e più l’allenamento scade di qualità. Mettere il punteggio sull’aspetto tecnico tiene viva la loro voglia di vincere, perché loro vogliono vincere, ma in più ci metti dentro la cosa che loro non fanno volentieri, il colpo sul quale fanno più fatica, perché in questo modo se vogliono vincere sono obbligate a fare.

Il +1 lo capiamo tutti: se uno fa punto con il gesto tecnico che tu gli hai chiesto gli dai +1. Cosa intendi invece con il -1?

Facciamo un esempio: metto il +1 e -1 sul centrale e sulla pipe. Partiamo da dieci pari. La squadra A fa punto con il posto 4 e va a 11-10. La squadra A fa punto con il posto 2 e va 12-10. La squadra A fa punto con la pipe, siamo 13-9. Perché la pipe ha dato +1 alla squadra A e ha tolto un punto (-1) alla squadra B. In pratica la squadra che fa punto, oltre che a segnare un punto ne toglie uno all’altra squadra. E quindi alla fine sono due punti anche se lo chiamiamo +1 e -1. Potremmo dare anche +2 anziché +1 e -1 (il risultato è uguale) ma così facendo gli esercizi diventano più lunghi, loro non se ne accorgono e quindi fai più ripetizioni e a me piace molto fargli fare molte ripetizioni. Con il +2 se parti da 16 pari è possibile che nel giro di qualche minuto l’esercizio sia già finito.   

Come gestisci insieme al preparatore il numero dei salti in allenamento?

Gli allenamenti hanno una durata tra le 2 e le 3 ore, mediamente 2 ore e 30. Il mio preparatore crede molto ad attenzionare il numero dei salti e quindi alleniamo con il Vert (dispositivo per contare il numero dei salti) e quando arriviamo intorno ai 180/200 salti per giocatore è arrivato il momento di portare l’allenamento a conclusione. Se invece siamo a due ore e mezzo di allenamento ma abbiamo fatto 150 salti (es. perché abbiamo fatto ricezione o difesa) possiamo tranquillamente proseguire l’allenamento. I salti determinano parecchio la stanchezza e quindi è un parametro che cerchiamo di tenere molto monitorato. A mio avviso però non può essere solo il Vert a determinare quando finisce un allenamento nel senso che se stiamo facendo un 6X6 e siamo 20 pari, l’esercizio lo finiamo anche se abbiamo raggiunto i 180/200 salti. La pallavolo deve sempre avere la priorità. Il preparatore deve essere di supporto all’allenatore, ma non può essere il preparatore a decidere quando è ora di finire un allenamento.

Nella seduta singola giornaliera, ho letto che hai sperimentato l’allenamento della singola giornata alla mattina anziché al pomeriggio. Pensi che possa essere una strada da seguire?

Lo abbiamo fatto in Olanda come esperimento, invertendo il lavoro pesi + palla dall’allenamento globale tra mattina e pomeriggio. Ci siamo resi conto dai feedback delle giocatrici che per loro era molto più stimolante e che si sentivano molto attive. Nella loro testa, finito il 6X6 della mattina la parte di stress mentale era finita o perché era l’unico allenamento della giornata oppure perché c’era al pomeriggio pesi + analitico, un tipo di lavoro che non ti da lo stress mentale del globale a punteggio. Poi però c’è il feedback del fisioterapista e del preparatore che ti dicono che è meglio saltare alle 17 piuttosto che alle 10 di mattina e allora bisogna valutare un po’.

La nazionale italiana all’ultimo mondiale ha mostrato un’idea abbastanza nuova di pallavolo; gioco superveloce, quattro attaccanti per ogni rotazione, il libero come palleggiatore aggiunto. Pensi che questa sia la direzione in cui sta andando la pallavolo mondiale?

Io non penso che sia proprio così. Le prime quattro squadre del mondiale avevano un’idea assolutamente identica di pallavolo e quindi un bombardiere potentissimo che attacca tutti i palloni alti e un numero spropositato di palloni (Egonu ha fatto dei tie break con 15 palle attaccate, e così la Boskovic e tutte le più grandi attaccanti del mondo). Tutte un giocatore di volume, di equilibrio (es. la Bosetti) e tutte hanno il secondo attaccante che è un ricettore più scarso del giocatore di equilibrio e un attaccante più scarso del bombardiere (si colloca a metà tra i due. Es: Sylla, Mihajlovic). Tutte le squadre hanno giocato così. Chi ha fatto un gioco diverso è stata l’USA con solo palla rapida, palla velocissima, e tutti e tre gli attaccanti che attaccano 20-20-20, ecco che quella squadra ha fatto molta fatica perché a quel livello li, se non hai un’Egonu o una Boskovic non vinci; anche se hai due posti 4 fortissime, se non hai chi ti risolve la ricezione meno, non vinci. Questo è quello che ho visto io. Poi certo, se non hai l’Egonu devi trovare altri mezzi, a uno di questi è sicuramente avere un gioco più rapido possibile. Quindi tutte le prime quattro squadre del mondiale hanno più o meno lo stesso modo di giocare. Con qualche differenza; es. la Cina usa molto le centrali, l’Italia molto poco, la Serbia a metà, ma l’idea di gioco era abbastanza simile per tutte.

Penso comunque che oggi, come 10 anni fa o come 20 anni fa, la pallavolo femminile sia sempre alla ricerca di arrivare al livello della pallavolo maschile e quindi ad esempio vedo la Serbia avere 4 attaccanti in ogni rotazione, e questa per i maschi è una cosa normale, mentre nelle donne stiamo iniziando ora a farlo. Bisogna però ragionare su quanto le cose che proponiamo siano efficaci. Nelle donne, ad esempio, spesso è più efficace un attaccante di prima linea con muro a due piuttosto che un attacco da pipe contro muro a uno, cosa che negli uomini non è così e dobbiamo tenere contro di queste specificità.

Tu pensi che i quattro punti rete in attacco sia meglio averli vicino e giocare sul tempo o averli un po’ più larghi e giocare sullo spazio?

Dipende dai centrali che hai e quanto usi i centrali. Se hai centrali molto forti, credibili, su cui l’avversario salta, allora puoi giocare sovrapposizioni. A me però in generale piace tenerle più larghe e giocare la sette e la pipe in mezzo perché mi da una soluzione importante contro le squadre che non leggono, che scelgono prima. Quello che mi piacerebbe studiare è la nazionale thailandese che hanno 6 giocatrici in campo che sono alte come dei liberi, ma che fanno 3-2 con la Russia e con gli USA e che stanno stabilmente nelle prime 10 del mondo soltanto grazie all’abilità incredibile nel palleggio, a centrali dotate di grande rapidità.

La scelta degli USA di distribuire il gioco in maniera uguale tra tutte le attaccanti credi che sia figlia della loro filosofia o del fatto che non hanno una grande attaccante?

Io credo che se gli USA avrebbero un’Egonu o una Boskovic, giocherebbero alla stessa maniera perché sono molto integralisti. Loro hanno le loro idee; hanno 350 squadre di college che giocano tutte uguali e quindi nessuno che attacca seconda linea perché usano sempre il doppio cambio e tutte che giocano palla rapidissima in attacco. Vuoi che su 350 squadre, ognuna di queste con 16 giocatrici che cambiano ogni due anni, non trovino una con il fisico della Boskovic? Impossibile. Certo che c’è ma loro magari gli fanno fare il centrale e non si metteranno mai li a prendere un centrale che tocca 3,50 e insegnargli a fare l’opposto, perché non è nella loro mentalità.

Cosa non fare mai in palestra?

Palla a coppie non la faccio più da tempo. Le serie di difesa con rullate, rullate, rullate, non so quanto senso abbiano, anche se comunque anche quelle allenano le atlete ad andare per terra. Lo stesso bagherone, che evidentemente non ha una finalità tecnica, mi da comunque indicazioni su chi vuole vincere sempre, su chi non molla, su chi si butta su tutti i palloni. Ad esempio, per la ricezione io uso gli allenatori sulle panche, cosa che agli americani non piace perché loro lo fanno però saltando in battuta. Però un allenatore fa fatica a saltare per fare tutte le battute che servono ad allenare la ricezione, e quindi bisogna essere anche un pochino aperti. Lo so che il tavolo non è la realtà ma in certi casi lo uso, perché non potrei fare altrimenti.

Un’altra cosa che ho abbandonato tanti anni fa è il lavoro sintetico. Io credo molto nell’analitico perché se non so fare un gesto lo devo imparare. Uno studio ha preso cento violinisti. Di questi 100, in 10 anni 30 sono diventati primi violini, 30 sono diventati secondi e terzi violini e 30 sono diventati insegnanti di musica. Allora sono andati a vedere la storia di questi e niente di questi cento aveva a che fare con il talento. Chi è diventato primo violino ha fatto 10.000 ore di allenamento di violino, quelli che sono diventati secondo violino avevano fatto tra le 6.000 e le 7.000 ore di allenamento con il violino e quelle che sono diventati insegnanti di musica ne avevano fatte 2.000. Io quindi credo tanto in questo concetto. Se non so fare la ricezione, come posso mettermi di fianco ad un altro che invece la sa fare? E quindi sull’analitico ci credo molto, sulle ripetizioni. E credo molto anche sul globale perché alla fine dobbiamo giocare e per giocare serve il globale.

Cosa faresti se fossi al vertice della pallavolo mondiale e potessi fare qualcosa per rendere la pallavolo migliore?

Togliere tutto quello che è soggettivo (es. la doppia in palleggio). Per il resto non cambierei molto, Se guardi Wimbledon adesso e dieci anni fa, al di là delle racchette e della forza dei giocatori, non è cambiato nulla. A me non piace cambiare in continuazione. Questa è la pallavolo, e questa è bene che rimanga. L’unica cosa che poteva essere bella da vedere e da fare poteva essere tenere i set più corti e magari fare 4 su 7 ai 15, perché spesso ci sono partite che fino al 16 ti fanno annoiare e diventano interessanti dopo il 16 perché è in quella parte del set che si decide chi vince. Invece quando guardi un tie break stai attento fin dall’inizio. Un qualcosa forse la metterei nella battuta dei maschi perché a volte mi annoio a vedere tutti quegli errori, e forse più che alzare la rete poteva essere utile l’idea di Doug Beal che era quella di non poter ricadere dentro il campo dopo aver battuto.   


Questi i link attraverso i quali potrete riascoltare l'intervista in oggetto sul canale COACH FACTOR della piattaforma YouTube:

https://youtu.be/yJ7lIa7s7hE

https://youtu.be/BnOYelqIz98

https://youtu.be/4Pe8sIMXWTU

https://youtu.be/V69aHmpKHo4

https://youtu.be/3MD4Ld7OyRI